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„Uno non mi basta“ – L’effetto Coolidge

29. agosto 2017

Una delle principali cause di separazione, oltre che di dolorose pene d’amore, è senza dubbio l’infedeltà del partner. Lo sanno coloro che hanno vissuto sulla loro pelle questa pesante esperienza.
Ma come nasce la voglia di una scappatella, anche in relazioni soddisfacenti e funzionanti? In questo post discutiamo proprio quel fenomeno che la scienza chiama “effetto Coolidge”.

Molti di noi conosceranno sicuramente questa situazione. Ci si sente bene, sicuri ed equilibrati nella relazione che si sta vivendo, poi improvvisamente accade una cosa inaspettata: facciamo caso al nuovo collega appena arrivato in ufficio, oppure incontriamo per la prima volta una donna in palestra, che non ci lascia indifferenti. Ed ecco che all’improvviso scatta una scintilla. In noi nasce tutta una serie di fantasie, che mai avremmo pensato di poter avere. Sembra che le promesse di fedeltà nei confronti del partner inizino a perdere valore, mentre nei nostri pensieri quotidiani la persona da poco conosciuta occupa sempre più spazio. Sebbene questa tematica sia carica di tabù, le statistiche parlano chiaro: almeno nel 50% delle relazioni si ha una scappatella da parte di uno dei partner.

Cosa sa dirci a tal proposito la ricerca scientifica?

Da un punto di vista procreativo l’uomo non è molto diverso dagli altri mammiferi. Ed è per questo che la scienza studia il comportamento di altre specie animali per capire tali meccanismi. Nel 1956 in una ricerca sui ratti è stato osservato come individui di sesso maschile si accoppiassero fin da subito con individui femminili con i quali condividevano la stessa gabbia. Dopo pochi giorni si osservava però che il periodo in cui il maschio recuperava le forze per poi accoppiarsi nuovamente diventava sempre più lungo. I ricercatori interpretavano questo fatto come un progressivo disinteresse sessuale del maschio verso la femmina, fino alla totale mancanza di motivazione1.
Nel momento in cui però venivano inserite altre femmine nella gabbia, l’interesse sessuale del soggetto si rinnovava immediatamente.

Una ricerca più recente2 ha invece mostrato come ratti di sesso maschile, che ricevevano una nuova femmina ogni giorno, si dimostrassero molto stimolati nei primi giorni (maggiore produzione di testosterone, quantità di liquido seminale, frequenza di accoppiamento), mentre subito dopo l’attività diminuiva notevolmente. Il livello di testosterone in particolare tornava ad un valore simile a quello presente in maschi sessualmente non attivi, nonostante il soggetto fosse circondato di esemplari femminili.

Ma come nasce l’aumento di interessamento verso nuovi partner sessuali?

La voglia di avere rapporti sessuali con altri partner nasce anche dalle strutture cerebrali che sono collegate al sistema di ricompensa, soprattutto l’area tegmentale ventrale. I ricercatori sono stati in grado di osservare nei ratti tramite MRT (Imaging a risonanza magnetica) che più i soggetti di sesso maschile venivano abbinati alla stessa femmina, minore era l’impulso della dopamina nel cervello dei roditori e in parallelo lo stimolo all’accoppiamento innescato dalla loro partner.

Vale lo stesso discorso anche per le donne?

Che le donne con il tempo perdano la voglia di fare l’amore con il proprio partner è un problema molto importante in tante relazioni. Sebbene nelle ricerche scientifiche si trovino molti meno studi su soggetti umani, è comunque possibile osservare come nelle donne le cose siano pressoché uguali.
Un altro esempio interessante a tal proposito è quello dei criceti. In uno studio si è osservato che sia maschi che femmine perdevano in fretta interesse l’uno per l’altra, mentre se nella loro gabbia veniva inserito un nuovo individuo maschile, le femmine mostravano molto velocemente il cosiddetto atteggiamento di lordosi (comportamento sessuale). Se dopo l’atto sessuale, veniva riproposto il soggetto maschile iniziale, la femmina non mostrava alcun interesse. Proponendo invece un terzo soggetto maschile, il gioco amoroso ricominciava3

Ma perché “Effetto Coolidge”?

Riferendosi ai suoi studi, l’endocrinologo comportamentale Frank Beach 1 utilizzava l’espressione “effetto Coolidge”. Beach si riferiva ad uno scherzo su un presidente americano di nome Coolidge, che con la moglie aveva visitato una fattoria in cui c’erano delle galline. La moglie aveva osservato che il gallo del pollaio era molto attivo e le era stato detto che il pennuto si accoppiava in media 12 volte al giorno. La donna rispose che avrebbe voluto si potesse dire lo stesso anche di suo marito. Nel sentire questo, il marito aveva chiesto: “sempre con la stessa gallina?”. “No”, avevano spiegato, “ogni volta con un’altra”. “Ditelo a mia moglie”, aveva quindi risposto il presidente.

C’è quindi speranza per la fedeltà?

Osservando il regno animale, si vede come la monogamia si trovi solo nel 3% di tutte le specie conosciute. E anche in questi casi talvolta c’è infedeltà. Una famosa ricerca però può darci qualche speranza: studiando il comportamento monogamo e fedele dell’arvicola della prateria, si nota come maschi e femmine siano costantemente sotto l’influenza dei due ormoni della fedeltà, che permette loro di rimanere fedeli tutta la via: la vasopressina e l’ossitocina. La stessa cosa non si verifica però nell’arvicola comune, geneticamente molto simile. 

Dato che gli ormoni della fedeltà si creano soprattutto negli atti sessuali, si può solamente consigliare a tutte le coppie di vivere i momenti di intimità nella prima fase della loro storia nel modo migliore possibile, in modo che il cervello rilasci la massima quantità possibile di tali ormoni, che aiuteranno la coppia a rimanere saldamente legata per tutta la vita.

Fonti: 

1. Frank A. Beach, Lisbeth Jordan: Sexual exhaustion and recovery in the male rat. In: Quarterly Journal of Experimental Psychology, 1956, Vol 8, pp. 121-133, PY . doi: 10.1080/17470215608416811
2. Leanne M. Shulman, Mark D. Spritzer: Changes in the sexual behavior and testosterone levels of male rats in response to daily interactions with estrus females. In: Physiology+Behavior, 2014, June 22/133: 8-13
3. GL Lester, BB Gorzalka: Effect of novel and familiar mating partners on the duration of sexual receptivity in the female hamster, Behavioral Neural Biology, 1988, 49 (3): 398–405.